Serie televisive, cultura pop e problemi con la forza di gravità.

22 gennaio 2014

Breaking Bad, il karma ed orgasmi da finale.

ATTENZIONE (Spoiler alert 5×16)

Ci sono occasioni in cui ti penti di aver passato così tanto tempo davanti ad uno schermo.
Ci sono occasioni in cui senti che, magari, dovresti iniziare a vivere la tua vita, invece di quella di un personaggio che un qualche cazzone di Hollywood ha pensato bene di inventare, mentre finiva la sua scorta di birra forte. Si, ci sono molti momenti del genere nella vita di un telespettatore.
O perlomeno, ci sono fino a quando arriva un altro genere di occasioni, quelle occasioni in cui l'unica cosa che puoi pensare è: fanculo la vita vera, questo è meglio.
È questo il caso dell'episodio finale di “Breaking Bad”.
La parabola di Heisenberg si conclude nel migliore dei modi e non poteva essere altrimenti, dopo i sei anni di meraviglie alle quali Gilligan e soci ci hanno abituati. Ogni nodo, finalmente, viene al pettine e per quanto mi riguarda non poteva farlo in maniera migliore.
Heisenberg ha vinto. Non Walter White, ma Heisenberg.
È Heisenberg che si alza da quello sgabello nel New Hampshire e decide di finirla a modo suo, è Heisenberg che riprende vita, grazie alle insinuazioni degli Schwarz sulla sua incapacità come chimico, non Walt.
Se il punto debole di Walter White poteva essere la famiglia, quello di Heisenberg è senza dubbio l'orgoglio ed è proprio quest'ultimo, dopo l'atroce telefonata al figlio, che gli dà la forza di alzarsi e finirla.
Questa è l'ammissione finale di quello che tutti noi già sapevamo: Walter White è morto, non esiste più e finalmente, dopo anni passati a negare questa realtà dietro alla “scusa” della famiglia, anche il protagonista riesce ad ammetterlo nella bellissima scena con Skyler (chapeau ad Anna Gunn che merita pienamente l'Emmy). L'addio ai figli è strappalacrime, silenzioso e delicato, come era giusto che fosse e per quanto riguarda gli altri personaggi, credo che non potesse accadere nulla di più karmico: la super paranoica ed attenta Lydia, uccisa dalle sue abitudini, il fastidiosamente finto-bravo ragazzo Todd, strangolato dalle catene con le quali aveva costretto Jesse alla prigionia. Una goduria.
Veniamo poi a Jesse, le cui scene sono tra le più poetiche che abbia visto negli ultimi anni: il passaggio dalla sua fantasia, in cui lavora al cofanetto di legno (“it was... it was perfect.” disse nella 3x10, parlandone come dell'unica cosa che l'avesse mai fatto stare bene), alla reale condizione di schiavo è qualcosa di magistrale ed allo stesso tempo atroce. Ed è proprio questa atrocità che porta Walt a volerlo salvare. Nonostante l'avesse voluto morto, nonostante l'abbia volutamente fatto soffrire rivelandogli come al tempo avesse deciso di non salvare l'amore della sua vita, se Skyler e i figli erano la famiglia di Walt, Jesse è senza dubbio la famiglia di Heisenberg.





Ed è nella maniera più giusta che finisce, con Jesse che, da figura speculare di Walt quale è sempre stato, riesce a “risalire” dal baratro in cui era sprofondato e con un'inquadratura che richiama in modo fantastico il finale della terza stagione (il momento più “basso” di Jesse, l'uccisione di Gale), finalmente si libera dalle catene, non solo fisiche, che l'avevano legato ad Heisenberg e decide di non sparare. Poesia.
È solo dopo la vita di Jesse, che Walt abbraccia la morte. A modo suo, come voleva lui, vincendo anche contro il primo, l'ultimo ed il più dimenticato antagonista di questa meravigliosa serie: il cancro. Heisenberg ci lascia da leggenda, ucciso da nessun altro se non sé stesso, unico, così come il suo prodotto che nessun altro potrà replicare. Heisenberg va a morire nel laboratorio, il luogo dove la sua (e nostra) avventura è iniziata, dove sente di più aver “vissuto”, nel luogo dove il timido professore di chimica dall'esistenza piatta (azzeccatissimo il precedente flashback con Hank) ha lasciato il posto al suo vero io, al genio Heisenberg.



E quando Heisenberg muore, inutile negarlo, muore anche una piccola parte di noi, anche se, proprio come lui, sorridendo.