Dopo un ottimo pilot, il mio principale pensiero nei confronti della serie è molto semplice:
Povero Murphy, è intelligente ma non si applica. Sembra sempre iniziare bene per poi perdersi a metà, forse troppo distratto a cercare sondaggi online sugli interessi dell'adolescente medio. Vista questa stagione, immagino che gli hot topic saranno stati "catfight a caso" e "stereotipi su New Orleans".
Di Murder House mi ero innamorata perdutamente, storia avvincente, solo apparentemente banale, personaggi meravigliosamente complessi ed originali quali Constance e Tate, trama che si chiude (che piaccia o no il modo) e riunisce tutti i pezzi del puzzle alla fine.
Cos'è accaduto da allora? Il successo di Evan Peters tra le ragazzine ed il Golden Globe a Jessica Lange, ovvero IL MALE. Dopo questa apocalisse, sia in Asylum, che in Coven si è cercato, in pratica, solamente di emulare queste due fattori di successo, mostrando Peters più nudo di quanto fosse necessario, facendolo diventare interessante quanto una pressa idraulica e dando alla Lange più spazio possibile, con una quantità di monologhi abnorme. Non che non sia un'attrice straordinaria, intendiamoci, ma senza un personaggio di base solido è come farle leggere per tredici episodi le offerte del volantino della Pam. Lo stesso vale per Peters, che immagino spinto a forza da Murphy in una vasca piena di acqua ossigenata e costretto al silenzio, tanto per evitarsi la fatica di trovargli un personaggio che non fosse Tate.
Il contributo di Evan Peters a Coven.
Insomma, non è ben chiaro di cosa avrebbe dovuto parlarci questa serie.
Streghe bianche contro streghe nere? No, perché nel giro di tre puntate si amano e vanno giù di Spritz come se non ci fosse un domani. Allora streghe contro cacciatori di streghe? No, la questione si risolve in due minuti con un massacro durante l'aperitivo. Rapporto conflittuale madre-figlia? Piuttosto punterei sulla sindrome premestruale di un cliché di donna in menopausa che decide, secondo la necessità di audience, se picchiare o no il frutto dei suoi lombi.
Parliamo poi delle "allieve" della scuola: sono amiche? Si odiano? No davvero, vi prego, qualcuno me lo spieghi. Si alternano momenti di cattiveria inaudita ed immotivata a fasi da "Tutti insieme appassionatamente".
Un momento prima Zoe è Mary Poppins, tre secondi dopo è Charles Manson.
L'unico rapporto umano degno di nota è quello tra Cordelia e Myrtle, che comunque viene spesso e volentieri messo in secondo piano dai calzettoni di Madison o dalla sproporzionatezza degli avambracci di Queenie. E Kathy Bates? Attrice e personaggio con un potenziale stratosferico, ridotta in fin dei conti a semplice ed inconcludente guest star. Non dimentichiamo poi la strizzata d'occhio finta radical-chic a Glee con la presenza forzata di Stevie Nicks ("Ciao, sono Ryan Murphy e ricordatevi che non produco solo una, ma ben due serie televisive!").
Sostanzialmente quindi, hanno messo insieme un'accozzaglia di elementi patinati finto-modaioli, senza, ancora una volta, preoccuparsi di ciò che rende una storia tale: la trama.
Per me, la conclusione logica è solo una: hanno fatto finta di darci Vogue, ma siamo finiti con Donna Moderna.
Grazie Murphy.